Recensione del film ”Joker” di Todd Phillips

10.2109

Film visto nella proiezione delle 21.30 al cinema Raffaello a Modena il 12.10.2019

Da leggere solo dopo aver visto il film…mi raccomando!

JOKER, THE POKER FACE

 

Avvertenze: La seguente recensione è una interpretazione del film del tutto personale. In realtà il film stesso si presta a tantissime altre interpretazioni e questo è il primo punto di forza del film: la nostra mente vede ciò che vuole vedere in questa realtà che ci appare il più delle volte troppo complessa.
 

Slogan e sintesi del film in una frase

 

“Questo sarebbe stato il nostro eroe, il nostro Batman, ma invece l’abbiamo trasformato in un Joker!”

 

Immagine chiave del film

 

Il momento in cui Artur incontra Bruce Wayne (il futuro Batman) che è ancora un bambino, e con le sue mani gli sforza la bocca facendogli fare il suo consueto sorriso da Joker. Rivede sé stesso, quello che poteva essere, se le avversità della vita non lo avessero schiacciato. Quel stesso sorriso imposto dall’ossessione della madre verso l’amato Thomas Wayne, in quanto fu il sorriso di questa giovane e affascinante segretaria a conquistarlo.

 

Messaggi del film

 

1-apatia verso le avversità della vita e verso la morte
Le persone ci provano, ma faticano ad amare il prossimo. In casi estremi arrivano a disinteressarsi o persino a tradire le persone stesse di cui si devono prendere cura, solamente per preservare la propria vita, la propria faccia (da cui il titolo della recensione “Joker, Poker face”, esempio la negazione della paternità da parte di Thomas Wayne, la pistola dell’ex collega di lavoro di Artur, gli psicofarmaci della psichiatra, …, la maschera di Joker si riflette sulla maggior parte delle persone). Un effetto domino di delusioni reciproche e problemi dai quali le persone scappano senza prendersi la propria responsabilità. Questo produce un senso di apatia verso le avversità della vita, in particolare verso la morte. Le avversità e la morte perdono la loro vera natura di occasione di crescita e cambiamento in positivo. Molte volte non vogliamo affrontarle, non sappiamo affrontarle, ce le facciamo scivolare addosso, credendo di averle annullate si trasformano in desideri inconsci o consci, arrivando addirittura in certi casi anche ad essere motivo stesso di riscatto (la scritta nel suo diario “spero solo che la mia morte dia un senso alla vita”, nella parte finale del film “il sogno di Gotham in subbuglio da clown violenti che portano la maschera originaria del Joker”).
2-il sorriso come simbolo di una vita che desideriamo sia per forza una commedia, anche quando è una tragedia
Artur è un uomo solo come tanti altri e cerca disperatamente aiuto ma le persone non lo ascoltano, non lo comprendono e si comportano come se non avesse alcun problema (dal diario di Joker “le persone si aspettano che ti comporti come se non avessi dei problemi”, questa riflessione è l’unica scritta con la mano sinistra, è l’unica ad essere sincera e profonda). Lui è disturbato e l’immagine di questo disturbo è il sorriso stesso. Il sorriso è usato spesso come garante della bella vita, come sicurezza che ci fa vedere la nostra vita come se fosse una commedia, anche quando così non è. Il sorriso, in realtà, è l’immagine della gioia sia nella ricchezza sia nella povertà, sia nei momenti belli sia in quelli difficili. È un riflesso spontaneo, genuino e sano, che Artur ha perso a causa della sua infanzia traumatica. Il sorriso e l’ironia sono anche gli ingredienti per una crescita sana nella vita. Per questo Artur, pur essendo un uomo adulto, ha molti tratti adolescenziali, pesino infantili in certi aspetti. È una infanzia che non ha avuto la possibilità di crescere, di evolversi. Lui si sforza di crescere, di migliorare ma questo pesante passato lo schiaccia. Continua a sorridere, perché è quello che gli altri si aspettano da lui. La risata si trasforma così in una ricerca disperata di accettazione da parte degli altri e da parte di sé stessi. Ma quando ti sforzi di sorridere anche quando non c’è niente da sorridere, la vita si trasforma in una pagliacciata. Questo è il leitmotiv del film. Molti si comportano come pagliacci, come Thomas ha detto riguardo al popolo. Il dover sorridere per Artur sin dalla nascita lo fa focalizzare solo sul desiderio di diventare per forza un comico, come se fosse la sua unica ragione di vita. Ma la sua risata è talmente incontrollata che sorride solo nelle situazioni di disagio e panico. Lo fa per non sentire queste emozioni. Non sorride quando c’è veramente da sorridere.
3-se le persone non scelgono e si fanno trasportare dalla negatività, il male sceglierà per loro

Ad essere per forza quello che non siamo portati ad essere, ci fa perdere il contatto con la realtà e i nostri pensieri e le nostre emozioni vanno in risonanza solo su frequenze e lunghezze d’onda negative. Questa risonanza dona una illusoria pace e l’immagine geniale è lui che, dopo aver ucciso le persone, balla su questa musica malata dell’anima (che solo lui sente e noi no). Solo in una scena in cui balla, sentiamo la musica. È la scena in cui scende per quelle scale lunghissime (scende per la prima volta nel film, perché prima lo vedevamo solo faticare a salirla) in cui c’è la trasformazione in Joker. La musica è quella di “Rock&Roll Part 2” di Gary Glitter, un cantante che adesso si trova in prigione per pedofilia. Il problema stesso che ha scatenato il disturbo di Artur, dato che è stato vittima di abusi. Artur stesso, potenziale Batman, combatte contro queste ingiustizie, delusioni e paure con tutti i suoi limiti. Ma la sofferenza era così alta in certi momenti che, per alleviarla, ha dovuto rifugiarsi nella sua immaginazione (nel film sono tanti gli elementi a dimostrazione di ciò) trovando così una illusoria forza per continuare a vivere nella realtà. Combatte sia fuori sia dentro di sé. Artur combatte contro il “Joker” che è dentro di sé. “Joker” è infatti l’offesa che gli aveva lanciato il conduttore televisivo che più amava. Ma questa offesa non è reale, è la proiezione delle sue più profonde paure e sofferenze. Combatte, ma viene vinto da Joker. Lui stesso non ha scelto di diventare “Joker”, ma il suo continuo “non scegliere” nella vita, lo ha portato a questo. Anche “non scegliere” è una scelta. Si è lasciato trasportare dalla negatività e non potendo vivere nel bene, il male ha scelto per lui.

Desidera poi che il male personale si rifletti anche nella società che la immagina implodere da questa ribellione che lui stesso ha creato.

4-nella totale indifferenza del mondo anche i più emarginati esistono
Nella totale indifferenza del mondo verso gli emarginati, la violenza verso sé stessi o verso gli altri (anoressia e assassini in particolare per Artur, ma si può estendere in generale per droga, prostituzione, …) colma questo vuoto abissale di mancanza di amore, attenzione e affetto, donando un illusorio senso a questa vita (“per tutta la vita non ho mai saputo se esisto veramente, ma esisto e le persone cominciano a notarlo”, ma questo è nella sua immaginazione). Gli unici a provare affetto sono solo alcuni degli ultimi di questa società, come il nano, ex-collega di lavoro di Artur, che simboleggia infatti “lo scarto della società”. Lui è una delle due persone che non viene uccisa da Artur. L’altra persona risparmiata è Alfred, che stava per essere strozzato, ma alla vista degli occhi innocenti di Bruce, Artur desiste e scappa via. Non ucciderà lui stesso Thomas Wayne, sarà Gotham stesso ad ucciderlo. 
 

Spiegazione del film

Incipit. La scena iniziale del film è la chiave che apre la scatola della storia
Artur si trucca da pagliaccio davanti allo specchio su cui compare l’immagine della maschera di Batman. Entrambe le maschere (quella di Batman e di Joker) nascono dalla loro paura più grande che hanno nella vita. Le storie delle due maschere si confrontano e si intrecciano nella vita di Artur. Davanti allo specchio Artur sorride, ma poi fa una faccia triste. Si sforza di rifare il sorriso e solo in questa scena gli cade una lacrima. Questo succede mentre alla televisione si sente la notizia di una rivolta in città dovuta alla spazzatura che provoca una invasione di grossi ratti. Elemento fondamentale che nella mente di Artur verrà rielaborata poi in una rivolta da parte della fascia più povera (i topi) contro la fascia più ricca (i gatti). Successivamente viene bullizzato, senza alcun motivo, durante al lavoro da un gruppo di ragazzini, quella stessa fascia d’età in cui lui stesso è stato vittima. Dolorante a terra, dalla rosa rossa attaccata al petto in corrispondenza del cuore esce uno zampillo di acqua. Quello che era un trucchetto da pagliaccio che doveva fare ridere, si trasforma in uno zampillo di lacrime. Le sue reazioni di fronte alle avversità della vita sono sempre impotenti…fino a questo momento! 
  
Scatola del film
La scatola dell’intero film è racchiusa dentro ad una cella di detenzione psichiatrica del manicomio di Arkham. L’immagine che apre la scatola è quella in cui Artur che sbatte la testa contro la porta della cella mentre nell’orologio segna le 11.10. Da questa cella completamente bianca, Artur racconta alla psichiatra di colore (nera) tutta la sua vita tra realtà e immaginazione, come se fosse una barzelletta. “La barzelletta” si chiude e si apre (non linearmente) con l’immagine del bambino puro, indifeso e innocente Bruce Wayne. Quel bambino che avrebbe dovuto essere lui.  La barzelletta comincia in una stanza normale in cui Artur parla con la psichiatra stessa ma con un taglio di capelli diversi. L’orario dell’orologio segna sempre le 11.10. Questa scena è l’inizio della storia in quanto Artur dice una cosa del tipo “meglio di quando stavo nell’istituto psichiatrico”.
 
Ricostruzione lineare della Storia

Artur è figlio primogenito di Thomas Wayne e della sua segretaria Penny Fleck. L’immagine di Wayne sarebbe stata messa in cattiva luce se fosse venuta fuori questa storia, così decide di rinchiudere in un istituto psichiatrico Penny facendole firmare un documento falso dove attesta che Artur sarebbe stato adottato. Ha una infanzia di continui abusi e violenze che gli provocano nel tempo numerosi disturbi psichici, che sono evidenti nella sua risata isterica in quanto è il sorriso stesso l’elemento di approvazione della madre, che a sua volta è stata amata da Thomas Wayne proprio per il suo sorriso. Il sogno di Artur fin da piccolo sarà proprio quello di fare il comico. Non avendo le capacità dialettiche da intrattenitore, ha un lavoro misero da pagliaccio muto che deve invogliare le persone ad entrare in alcuni magazzini di New York. Vive insieme a sua madre in un palazzo decadente di un quartiere povero della città. La depressione di Artur nasce da quella della madre che non riesce ad essere neanche autosufficiente. Infatti, è Artur a prendersi cura di sua madre, data la mancanza di un padre e amici. Sua madre è teledipendente. Si rifugia in essa in quanto può vedere l’amore della sua vita: Thomas, che si è candidato sindaco di Gotham. L’altro canale di comunicazione della madre è la cassetta postale, che più volte Artur aprirà inutilmente perché è sempre vuota. Sua madre infatti scrive continuamente lettere indirizzate a Thomas. L’unico momento che condividono alla televisione è un programma di intrattenimento in cui c’è il conduttore comico preferito di Artur. Nella televisione Artur vive una dimensione parallela, volutamente fatta capire dal regista del film, trasportando lo stesso Artur dal letto con la madre mentre sta guardando la tv, dentro alle sale televisive del programma stesso, interagendo in maniera assurda con il conduttore. Nel mondo della televisione Artur si confronta con sé stesso riguardo a questo sogno di diventare un comico. Un altro frutto della sua immaginazione è Sofy, l’unica che è gentile all’inizio con lui. Sofy è la proiezione giovane e bella della psichiatra stessa. È sempre accanto a Lui nei momenti importanti della storia, donandogli conforto e sorriso. È l’unica, infatti, che ride sinceramente. La psichiatra è l’unica che segue questa storia, incoraggiandolo a raccontarla e non giudicandolo per comportamenti assurdi e strani come quelli dello stalker. Al lavoro, un suo collega gli ha dato una pistola per proteggersi da eventuali episodi di violenza, dato che è stato bullizzato da quei ragazzi all’inizio del film. Il suo collega si presenta come un amico e il gesto che lui fa è sincero, ma incapace di aiutarlo veramente in questa sua situazione difficile, anzi complicherà ulteriormente la situazione. Avere la pistola farà sentire Artur più sicuro di sé stesso, anche se dimostrerà che non è capace di padroneggiarla. Infatti, durante una esibizione in un ospedale pediatrico gli cade la pistola e viene così licenziato. Al ritorno in metropolitana si imbatte in tre uomini di Thomas Wayne che importunano una donna. Lei, con lo sguardo, chiede aiuto ad Artur e lui, sentendosi a disagio, comincia a ridere. Questo comportamento comunque salva la ragazza, che riesce a scappare dai tre uomini che sono distratti dalla risata di Artur. I tre bullizzano Artur e nel buio inaspettatamente quest’ultimo spara ad un uomo, poi al secondo e poi al terzo dopo un inseguimento a piedi. In questa sparatoria Artur ha usato tutti e 7 i proiettili che aveva. Dopo l’accaduto, Artur si chiude dentro i bagni pubblici. Invece di disperarsi, comincia a ballare. È come se fosse caricato da un’energia, come se si fosse liberato di un grande peso. Si sente vivo. Torna a casa e bacia Sofia (scena immaginata). Artur si reca ad un incontro per diventare comici e fa il suo primo provino in cui comincia a ridere per il grande disagio che ha nel parlare al pubblico. Racconta una cosa triste della sua vita che fa ridere per auto-commiserazione. È reale questa brutta figura iniziale, mentre non è reale la scena successiva in cui tutti ridono mentre lui parla (ma non si percepisce cosa dice). La sua immaginazione vuole che abbia fatto una bella figura. Quando torna a casa decide di aprire una delle tante lettere che sua madre chiede di spedire e scopre che Thomas Wayne è suo padre. Lui è arrabbiato e sua madre è spaventata. Artur si reca a casa Wayne e vede Bruce Wayne e in lui rivede sé stesso, quello che poteva essere. Viene cacciato via da Alfred che lo riconosce, ma nega malamente ogni contatto di parentela con la famiglia Wayne. Nel ritorno a casa vede che sua madre viene trasportata in ospedale e lui va con lei. All’ospedale gli uomini della polizia lo vogliono interrogare per la morte dei tre uomini in metropolitana. All’ospedale a suo fianco c’è Sofia, ma è sempre una proiezione della psichiatra. Nella sala dell’ospedale vedono il programma televisivo del comico in cui viene proiettato il video del provino scadente che aveva fatto il giorno prima. Il conduttore comico si prende gioco di Artur e gli affibbia il nome di “Joker”. Ovviamente questa scena è frutto della sua immaginazione. Lui torna a casa e dalla disperazione per non capire quale sia la verità dietro a quella madre di cui si è sempre preso cura, si chiude in un frigorifero. Vuole staccarsi da questa realtà troppo crudele e pesante che non riesce ad affrontare. Li dentro immagina di essere stato invitato personalmente allo spettacolo televisivo del comico. Questo gli dà la carica per continuare a vivere. È frutto della sua immaginazione perché nella scena reale precedente la finestra della cucina è rotta e poi inspiegabilmente non lo è più. Successivamente va realmente all’archivio dell’istituto psichiatrico e confessa di aver ucciso i tre uomini all’archivista, che gli dice di rivolgersi a degli specialisti. Riesce a strappare di mano la cartella clinica di sua madre scoprendo “la verità” su di lei, credendo che il certificato di adozione e le malattie psicologiche “disturbo narcisistico di personalità e attacchi psicotici” siano veri, in realtà sono falsi. Torna a casa e si reca nella casa di Sofy, che invita Artur a uscire dato che sua figlia sta dormendo. Questa scena è frutto della sua immaginazione che reinterpreta un dialogo (che non si vede) tra Artur e la psichiatra, in cui Artur chiede alla psichiatra come sarebbe diventata e cosa avrebbe fatto sua figlia se avesse scoperto questo dalla madre. Ma la psichiatra non vuole rispondere. Durante il colloquio è sempre stata cordiale e comprensiva con Artur, ma gentilmente lo invita ad uscire da cose che riguardano la sua vita. Artur ha bisogno di un confronto che nessuno mai gli ha dato. Artur si sente tradito da questa ennesima chiusura. Decide di fare fuori Sofy con l’immaginazione, facendo il gesto con le mani della pistola puntata alla testa. Infatti, dopo questa scena non vedremo più Sofy. Cosa fa allora Artur? Si reca dalla madre all’ospedale e non credendole sulla storia che il vero padre sia Thomas Wayne, la soffoca con il cuscino. Torna a casa e mentre si trova davanti allo specchio guarda una cartolina di sua madre in cui dietro c’è la dedica di Thomas Wayne in c’è scritto “Amo il tuo sorriso”. Scopre che sua madre diceva la verità e che il sorriso è l’elemento assurdo e ipocrita di questa storia. Le malattie psicologiche “disturbo narcisistico di personalità e attacchi psicotici” attribuite ingiustamente alla madre, in realtà, si riflettono in Artur stesso. Qui avviene la trasformazione in “Joker”. Si trucca come sempre, ma con gli unici due particolari: si tinge di verde la sua chioma lunga di capelli che copre tutto il suo cervello (simbolo della completa corruzione della mente) e non si dipinge il contorno nero nella bocca allargata rossa (non è più una bocca grande per fare sorridere le persone, ma sangue che sgorga da dentro di sé come se fosse stato ucciso internamente, questo si vede dopo nel film). Entrano a casa sua due suoi ex-colleghi che sono preoccupati per lui, dopo la morte della madre e le indagini della polizia. Joker sentendosi tradito dal suo ex-collega che gli aveva prestato la pistola e poi aveva negato davanti a tutti di non averlo fatto, per paura di perdere il lavoro, lo colpisce con delle forbici e lo uccide. L’altra persona è un nano che è sempre stato gentile con Artur e per questo decide di risparmiarlo. Segue la scena iconica di Joker che balla scendendo dalle lunghe scale della città, ma viene rincorso dalla polizia che verrà poi linciata da un gruppo di persone violente vestite da pagliacci. Queste scene sono tutte frutto della sua immaginazione perché non c’è nessuna rivolta di pagliacci in città. La visione narcisista di Artur è quella di rielaborare la rivolta delle persone povere della città in una rivolta in cui sono tutti mascherati da pagliaccio a sostegno del pagliaccio (Artur) che ha ucciso i tre uomini in metro. Joker si reca allo spettacolo e lo vediamo nel camerino, prima dell’esibizione, atteggiarsi in una posizione da dominatore: quasi sdraiato sulla sedia, con i piedi distesi, la faccia che guarda in aria e con in bocca la sigaretta perpendicolare al corpo. Durante lo spettacolo successivo confessa tutto e uccide il conduttore comico con una pistola (arma di cui non aveva in realtà più munizioni). Viene arrestato e mentre è in macchina vede in subbuglio la città. Un’ambulanza investe la polizia e lui viene liberato ed esaltato come un idolo. Nel mentre Thomas Wayne e sua moglie vengono uccisi da un pagliaccio dopo la proiezione di un film al cinema. Succede questo mentre Bruce era lì presente. Qui finisce la “barzelletta” che la psichiatra, in cui viene identificato il pubblico, non capisce.

Il finale del film termina con la sua immaginazione. Immagina di uccidere la psichiatra (impronte rosse sotto le scarpe mentre esce) e di scappare dal manicomio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Battuta finale

Siete sicuri che vi piaccia così tanto Joaquin Phoenix nell’interpretazione del Joker o siete abbagliati dal fascino della follia e complessità di questo personaggio? Bravo l’attore e bravo il regista: ok, ma molte volte ci piace quello che meglio esterna ciò che abbiamo dentro ma non riusciamo ad esprimerlo. Questo è stato il successo degli artisti del passato ed è il successo degli artisti di oggi. Artur stesso utilizza Joker per esternare qualcosa che ha dentro ma non riesce a risolvere. Artur stesso, Il potenziale Batman, combatte con Joker, ma alla fine viene vinto da quest’ultimo.