
Il gioco ci affascina da sempre. Ha molteplici sfaccettature. Può essere un passatempo come con le carte italiane da briscola. Può essere un gioco di ruolo come con le carte francesi da pinnacolo. Può essere di strategia come con gli scacchi e su questo gioco vorrei soffermarmi un attimo.
Ho rivisitato il design della scacchiera dell’artista Hartwig della Bauhaus nel 1923. La Bauhaus è una scuola tedesca di design molto famosa dei primi decenni del 900. Era una scuola che seguiva un certo rigore e razionalismo. Ogni pedina degli scacchi doveva rispecchiare il suo movimento nella scacchiera.
Ecco che la torre è un cubo che individua due movimenti: in verticale e orizzontale. Questa pedina è stata modellata bene. Le altre pedine sono state rivisitate: il pedone non è un piccolo cubo perché si muove anche diagonalmente per mangiare. Ecco che il pedone è un prisma a base di triangolo isoscele rettangolare. L’alfiere è una croce greca in diagonale. Il cavallo sono due L non con lati uguali ma uno il doppio dell’altro per simulare al meglio il suo movimento. Il re e la regina sono prismi a base ottagonale in quanto si possono muovere nelle 4 direzioni. Hanno lo stesso volume ma la regina ha una base più grande ed è alta come le altre pedine, mentre il re è la figura più alta per ricordare che lo scopo del gioco non è quella di mangiare più pedine possibili ma di fare scacco al re.
I colori sono quelli del neoplasticismo che entrerà all’interno della Bauhaus solo successivamente, ovvero i colori primari e bianco e nero. Le proporzioni vengono dalla forma della scacchiera che è un cubito ebraico. Ogni dettaglio è stato studiato al meglio e racconta una storia interessante che sarà pubblicata per l’esposizione del 24 ottobre 2026 “ULTIMA ESPOSIZIONE NEOPLASTICA”.
Poi c’è stato l’intervento del ludologo Simone Bonetti che ci ha raccontato del gioco attraverso il gioco.